Menopausa chirurgica

Quando la menopausa non arriva gradualmente ma in poche ore dopo un intervento: cosa cambia davvero, e come attraversarla senza perdere pezzi importanti per strada.

In sintesi

  • La menopausa chirurgica è quella che si installa quando vengono rimosse entrambe le ovaie prima della menopausa spontanea — non coincide con l’isterectomia: è la rimozione delle ovaie a causarla, non quella dell’utero.
  • Non è una fase del percorso naturale: è una menopausa indotta, con sintomi che arrivano in poche ore e tendono a essere più intensi di quelli della menopausa spontanea.
  • Sotto i 45-50 anni la terapia ormonale non è un’opzione da valutare caso per caso: è standard di cura almeno fino all’età fisiologica della menopausa, salvo controindicazioni specifiche.
  • Le situazioni in cui va discussa con più attenzione sono un tumore del seno attuale o pregresso, alcune forme di endometriosi, alcuni contesti oncologici specifici. Per tutte esistono strade alternative.
  • Il peso emotivo di una menopausa chirurgica è riconosciuto dalle linee guida internazionali come parte del percorso clinico, non come un aspetto marginale: un supporto psicologico dedicato è parte del trattamento, non un extra.

01 — Cos’è la menopausa chirurgica, e cosa la rende diversa

La menopausa chirurgica arriva quando vengono rimosse entrambe le ovaie prima che la menopausa sia già avvenuta in modo spontaneo. In termini medici la rimozione delle ovaie si chiama ooforectomia bilaterale (o annessiectomia bilaterale quando si rimuovono anche le tube insieme alle ovaie), ed è l’intervento che interrompe di colpo la produzione ovarica di estrogeni, progesterone e di una parte degli androgeni.

Una distinzione che è bene fare all’inizio, perché è fonte frequente di confusione: l’isterectomia da sola non provoca la menopausa. L’isterectomia è la rimozione dell’utero, non delle ovaie. Dopo un’isterectomia senza rimozione delle ovaie non si hanno più mestruazioni — perché non c’è più l’utero — ma le ovaie continuano a produrre ormoni normalmente, e la menopausa arriva alla sua età fisiologica, anche se in alcuni casi un po’ prima della media. La menopausa chirurgica vera e propria è quella che si accompagna alla rimozione delle ovaie.

C’è poi una famiglia di situazioni simili ma clinicamente distinte, raccolte sotto il termine di menopausa indotta da trattamento medico: quelle provocate da chemioterapia, radioterapia pelvica o da farmaci che mettono temporaneamente a riposo le ovaie. Molte delle considerazioni fatte per la menopausa chirurgica si applicano anche a queste situazioni, con differenze importanti soprattutto sul fronte della terapia ormonale (sezione 06).

Perché la menopausa chirurgica è diversa da quella spontanea? La risposta più breve è: perché succede tutta insieme, in un momento della vita in cui il corpo non era pronto. Nella menopausa spontanea la produzione ovarica di ormoni si riduce gradualmente nell’arco di anni, e dà al corpo il tempo di adattarsi. Nella menopausa chirurgica i livelli di estrogeni crollano in ore o giorni. È il punto da cui derivano tutte le differenze cliniche.

02 — Chi la vive, e perché

La menopausa chirurgica non riguarda una sola categoria di donne, ma tre situazioni cliniche molto diverse tra loro.

Situazioni benigne. Sono la categoria più numerosa. L’intervento viene fatto per patologie che non sono tumori ma non rispondono ai trattamenti meno invasivi: fibromi uterini con sanguinamenti importanti, endometriosi severa, cisti ovariche ricorrenti, prolasso pelvico associato ad altre indicazioni. In questi casi l’ooforectomia non è sempre indispensabile — l’intervento principale è spesso sull’utero — e l’opportunità di rimuovere anche le ovaie va pesata in base all’età e alla presenza o meno di patologia ovarica.

Situazioni oncologiche. Tumori primari dell’ovaio, dell’endometrio o della cervice, nei casi in cui il piano chirurgico prevede la rimozione delle ovaie. Più raramente l’ooforectomia è parte della strategia di trattamento per alcune forme di tumore della mammella ormono-dipendente. In queste situazioni la menopausa chirurgica non è un effetto collaterale ma una conseguenza del trattamento oncologico, e si inserisce in un percorso spesso già complesso dal punto di vista fisico ed emotivo.

Situazioni preventive. È la categoria più recente. Riguarda soprattutto le donne portatrici di mutazioni nei geni BRCA1 o BRCA2, con un rischio molto più alto della popolazione generale di sviluppare un tumore dell’ovaio (oltre che della mammella); più raramente riguarda portatrici di altre predisposizioni come la sindrome di Lynch. In queste donne l’ooforectomia bilaterale viene proposta per prevenire la malattia, generalmente tra i 35 e i 40 anni per le portatrici di BRCA1 e tra i 40 e i 45 per quelle di BRCA2, idealmente dopo un eventuale progetto di maternità. La decisione è personale e richiede un percorso di consulenza genetica e ginecologica dedicato.

In Italia si eseguono ogni anno circa 70.000 isterectomie, la maggior parte per patologie benigne; una parte include anche la rimozione delle ovaie. La pratica varia a seconda dell’ospedale e del chirurgo: la letteratura internazionale degli ultimi quindici anni ha progressivamente spostato l’equilibrio verso la conservazione delle ovaie quando possibile, soprattutto sotto i 50 anni. Se ti stai preparando a un intervento e la proposta include l’ooforectomia, è legittimo chiedere al chirurgo qual è l’indicazione specifica nel tuo caso.

03 — Cosa cambia rispetto alla menopausa spontanea

La differenza principale è l’esordio brusco. Nelle ore e nei primi giorni dopo l’intervento molte donne sperimentano sintomi che nella menopausa spontanea compaiono gradualmente: vampate di calore, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà di concentrazione. L’intensità, in media, è più alta — soprattutto se l’intervento è avvenuto sotto i 50 anni — e anche la durata tende a essere maggiore.

Insieme ai sintomi vasomotori compare o si intensifica la Sindrome Genito-Urinaria della Menopausa (nel linguaggio medico internazionale Genitourinary Syndrome of Menopause, GSM), che raccoglie secchezza vaginale, bruciore, dolore durante i rapporti, infezioni urinarie ricorrenti. Nella menopausa chirurgica questi sintomi tendono a comparire prima e con più intensità, perché il calo estrogenico è repentino e totale.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il desiderio sessuale. Le ovaie, anche dopo la menopausa spontanea, continuano per anni a produrre una quota di androgeni — incluso il testosterone — che contribuisce al desiderio e alla risposta sessuale. Quando le ovaie vengono rimosse, questa produzione residua cessa di colpo. Il risultato è che, rispetto alla menopausa spontanea, la menopausa chirurgica si associa più frequentemente a un calo marcato del desiderio, che può persistere anche quando i sintomi vasomotori sono ben controllati dalla terapia ormonale. È un tema clinicamente riconosciuto e con strategie di intervento: ne parliamo nella sezione 05.

Sulla menopausa chirurgica che arriva prima dei 45 anni e non viene trattata, la letteratura internazionale — in particolare gli studi della Mayo Clinic (Walter Rocca) su migliaia di donne seguite per oltre vent’anni — documenta in modo solido che, rispetto a donne senza ooforectomia:

La notizia importante è che questi rischi sono in larga parte riducibili o annullabili quando la terapia ormonale viene iniziata tempestivamente e proseguita almeno fino all’età fisiologica della menopausa.

I numeri

  • il rischio di malattia cardiovascolare è significativamente più alto
  • il rischio di osteoporosi e di fratture è aumentato, soprattutto nei primi anni
  • il rischio di declino cognitivo a distanza di anni risulta aumentato
  • il rischio di disturbi dell’umore (depressione, ansia) è più alto nei primi due anni dopo l’intervento

04 — Il peso emotivo, e perché è parte del percorso

Una menopausa che arriva per un intervento chirurgico porta con sé un insieme di sensazioni che merita di essere riconosciuto senza ridimensionarlo. Le linee guida britanniche NICE, nella versione aggiornata al 2024, hanno esplicitamente incluso l’offerta di supporto psicologico tra le raccomandazioni per chi affronta una menopausa indotta: non è un extra, è parte della buona pratica clinica.

Gli aspetti più frequentemente riportati sono legati a tre dimensioni. La prima è la perdita della fertilità, che per molte donne non equivale a un progetto riproduttivo attuale e comunque è un cambiamento che pesa — perché cambia la percezione di sé, perché chiude una possibilità che in teoria restava aperta, perché in alcuni casi arriva in un momento della vita in cui il tema era ancora in elaborazione.

La seconda è quella del corpo che cambia di colpo. Non è solo l’arrivo dei sintomi in una finestra molto stretta: è anche il convalescere da un intervento che ha toccato parti del corpo a forte carico simbolico. È una fase, non una condizione permanente, e una buona gestione della terapia ormonale tende ad aiutare anche questa parte.

La terza dimensione riguarda specificamente la menopausa chirurgica che arriva nel contesto di un tumore. In questo caso c’è una doppia transizione in corso: quella della malattia — con le sue paure, le sue decisioni, i suoi tempi — e quella della menopausa brusca che si innesta dentro. Trattare i due aspetti insieme, senza metterli in competizione per attenzione e risorse, è il modo più sostenibile per arrivare dall’altra parte. Una rete che include non solo l’oncologo e il chirurgo ma anche un riferimento ginecologico esperto in menopausa e, quando serve, un supporto psicologico dedicato, fa la differenza.

Se cerchi risorse non cliniche — gruppi, letture, supporti di pari — la nostra pagina risorse di sostegno emotivo raccoglie alcuni punti di riferimento italiani.

05 — La terapia ormonale nella menopausa chirurgica

Qui la menopausa chirurgica si distacca più nettamente dalla menopausa spontanea.

Nella menopausa chirurgica che avviene sotto i 45-50 anni, la terapia ormonale sostitutiva (nel linguaggio medico TOS, o a livello internazionale Menopausal Hormone Therapy, MHT) non è un’opzione tra altre: è trattamento standard almeno fino all’età fisiologica della menopausa — intorno ai 50-52 anni — salvo controindicazioni specifiche. La logica è differente da quella della menopausa spontanea: non si tratta di supplementare ormoni, ma di sostituire ormoni che il corpo, a quell’età, dovrebbe ancora produrre da solo. Le principali linee guida internazionali (NICE britanniche, Menopause Society statunitense, IMS) sono allineate, e le raccomandazioni SIGO in Italia sono coerenti.

Superati i 50-52 anni, la decisione se proseguire torna a essere una scelta caso per caso, valutata in base alla presenza o meno di sintomi e al profilo di rischio individuale — come per la menopausa spontanea.

Alcuni punti pratici sulle formulazioni:

  • Se l’intervento ha rimosso anche l’utero, la terapia viene fatta con solo estrogeni, perché non c’è più tessuto endometriale da proteggere. Se l’utero è stato conservato, la terapia include anche un progestinico (tipicamente progesterone micronizzato bioidentico), per proteggere il rivestimento interno dell’utero.
  • La via transdermica — cerotti, gel, spray — è generalmente preferita a quella orale: ha un profilo di sicurezza migliore sui rischi tromboembolici ed è la via raccomandata in modo prioritario dalle linee guida più recenti per questa popolazione.
  • I dosaggi usati in menopausa chirurgica sono spesso più alti di quelli usati nella menopausa spontanea, perché devono ricostruire una fisiologia. È un punto su cui vale la pena essere attente: in alcune situazioni capita che vengano prescritti dosaggi “di menopausa spontanea” anche quando la situazione ne richiederebbe di più alti.

Un capitolo a parte riguarda il desiderio sessuale. Quando i sintomi vasomotori e la GSM sono ben controllati ma il desiderio resta basso, si può considerare l’aggiunta di testosterone a basso dosaggio (tipicamente in gel), strategia che la British Menopause Society riconosce come evidence-based per la menopausa chirurgica. In Italia la prescrizione per questa indicazione richiede un ginecologo con esperienza specifica.

Per inquadrare nel complesso come funziona la terapia ormonale, i suoi benefici e i suoi rischi, può essere utile la nostra pagina dedicata alla TOS spiegata semplice.

06 — Quando la situazione è più complicata: oncologia, BRCA, endometriosi

Tre situazioni richiedono una discussione più articolata.

Tumore del seno attuale o pregresso. È la situazione in cui la terapia ormonale sistemica è generalmente sconsigliata, soprattutto nei tumori ormono-dipendenti, perché gli estrogeni possono stimolare residui di malattia. La gestione dei sintomi passa per strade alternative: alcuni farmaci non ormonali con efficacia documentata sulle vampate (tra cui alcuni antidepressivi a basso dosaggio, il gabapentin, più recentemente la classe del fezolinetant), la Terapia Cognitivo-Comportamentale adattata alla menopausa (CBT-Meno, riconosciuta dalle linee guida NICE) e — per la GSM — prodotti locali a base di acido ialuronico. In casi selezionati, in accordo con l’oncologo, possono essere considerati anche estrogeni vaginali a bassissimo dosaggio.

Mutazione BRCA1 o BRCA2 con ooforectomia preventiva. È un caso a lungo dibattuto, ma le evidenze accumulate negli ultimi dieci anni sono oggi rassicuranti: la terapia ormonale dopo ooforectomia preventiva in donne BRCA senza storia personale di tumore non annulla il beneficio di riduzione del rischio dell’intervento e può essere proseguita fino all’età fisiologica della menopausa. Lo riconoscono esplicitamente le raccomandazioni della Menopause Society 2022 e della British Menopause Society 2024. Questo cambia l’equilibrio della decisione per molte donne BRCA, che in passato erano spinte verso una menopausa precoce non trattata per timore di aumentare il rischio oncologico. Se hai una mutazione BRCA, il riferimento più strutturato in Italia è l’associazione aBRCAdabra.

Endometriosi con ooforectomia. Se residuano depositi endometriosici in sede pelvica, la terapia con soli estrogeni può riattivarli; in questi casi la scelta prudente è una terapia combinata estrogeno + progestinico in modo continuativo, anche se l’utero è stato rimosso. La decisione va presa con un ginecologo che abbia esperienza specifica sull’endometriosi post-chirurgica.

In tutte queste situazioni, il principio comune è lo stesso: la scelta è personalizzata e viene presa all’interno di un team. Un secondo parere presso un centro specializzato è una pratica riconosciuta, non un segnale di sfiducia nei confronti del medico curante.

07 — Prima dell’intervento: cosa chiedere e cosa sapere

Le linee guida NICE raccomandano esplicitamente che ogni donna che sta per affrontare un intervento con menopausa chirurgica abbia, prima dell’intervento, un colloquio dedicato con un professionista esperto in menopausa: implicazioni ormonali, piano di terapia ormonale, aspetti legati alla fertilità quando sono in gioco, supporto psicologico. Nella pratica italiana questo colloquio non è sempre previsto in modo sistematico; chiederlo è legittimo.

Alcune cose che è ragionevole affrontare prima:

  • Qual è l’indicazione specifica per rimuovere le ovaie nel tuo caso, e se una conservazione ovarica parziale o totale è una strada praticabile.
  • Che piano di terapia ormonale viene proposto dopo l’intervento, chi lo seguirà, con che tempistiche. Idealmente la terapia si inizia presto, nei primi giorni o settimane, non mesi dopo quando i sintomi sono già diventati debilitanti.
  • Se c’è un tema di preservazione della fertilità, in particolare se l’intervento è in contesto oncologico: le tecniche di crioconservazione degli ovociti vanno proposte prima del trattamento.
  • Quale supporto psicologico è disponibile per la fase pre- e post-operatoria.

La nostra checklist per prepararsi a una visita può aiutare a strutturare queste domande.

08 — Cosa controllare nel tempo

Una volta impostata la terapia ormonale, la menopausa chirurgica richiede un monitoraggio continuativo diverso da quello della menopausa spontanea, e in alcuni aspetti più attento — soprattutto nei primi anni e quando l’intervento è avvenuto sotto i 45 anni.

Le cose che di solito vengono seguite nel tempo:

  • Densitometria ossea (MOC) con una baseline entro il primo anno e controlli periodici, specialmente se l’intervento è avvenuto sotto i 45 anni.
  • Profilo lipidico, glicemia e pressione arteriosa a cadenza regolare, per il rischio cardiovascolare.
  • Visita ginecologica di controllo con valutazione dell’adeguatezza della terapia e degli effetti locali (trofismo vaginale, sintomi urogenitali).
  • Valutazione del desiderio e della salute sessuale, che spesso non emerge spontaneamente nel colloquio clinico ma è legittimo portare come tema.
  • Monitoraggio oncologico specifico, quando l’intervento è avvenuto in contesto di tumore, coordinato con l’oncologo.
  • Attività fisica e nutrizione, con attenzione alla salute ossea (calcio, vitamina D, attività di carico come camminata veloce o esercizi con pesi).

Un suggerimento pratico è avere un riferimento ginecologico stabile con esperienza sulla menopausa, soprattutto nei primi due o tre anni dall’intervento.

Dove rivolgersi in Italia

In Italia esistono centri ospedalieri universitari che si occupano esplicitamente di menopausa chirurgica, menopausa precoce o oncoginecologia. Ne segnaliamo alcuni con copertura geografica diversa. Non è un elenco completo: è un punto di partenza.

  • IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano — Centro di Endocrinologia Ginecologica e Andrologica.
  • Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma — Ambulatorio di Menopausa e Osteoporosi, storico riferimento italiano sul tema, incluse le forme indotte.
  • Istituto Europeo di Oncologia (IEO), Milano — percorso specifico per le donne ad alto rischio oncogenetico e la gestione della menopausa chirurgica conseguente.
  • Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milano — Unità di Oncoginecologia e programma dedicato alle donne ad alto rischio eredo-familiare.
  • A.O.U. Federico II, Napoli — Ambulatorio di Oncofertilità.

Per orientarsi su tutto il territorio nazionale, alcune risorse istituzionali e associative utili:

  • Progetto Menopausa Italia — rete di centri specializzati sul tema menopausa, consultabile per area geografica.
  • aBRCAdabra — la prima associazione italiana dedicata ai portatori di mutazione BRCA e alle loro famiglie; segue esplicitamente il tema della terapia ormonale dopo ooforectomia preventiva.
  • AIMaC — Associazione Italiana Malati di Cancro — per chi affronta la menopausa chirurgica nel contesto di una malattia oncologica; mantiene un elenco nazionale di centri per la preservazione della fertilità.

Prima della prossima visita

Se ti stai preparando a un intervento che comporterà menopausa chirurgica — o lo hai appena vissuto — un punto di partenza è il nostro questionario di orientamento, pensato anche per il percorso della menopausa indotta.

Se hai già un riferimento medico e stai preparando una visita specifica, la nostra checklist per prepararsi a una visita aiuta a coprire gli aspetti che di solito servono al professionista.

Se il tema del supporto emotivo è aperto — prima dell’intervento, o dopo — la pagina risorse di sostegno emotivo raccoglie alcuni riferimenti italiani, inclusi percorsi dedicati al contesto oncologico.

Revisione clinica: Isabel Magnelli. Versione del testo: aprile 2026. Prossima revisione prevista: ottobre 2027, o prima in caso di aggiornamenti rilevanti delle linee guida NICE NG23, NAMS, IMS o delle raccomandazioni SIGO.

Isabel Magnelli, ostetrica
Revisione clinica

Questo contenuto è stato revisionato clinicamente da Isabel Magnelli, ostetrica laureata e medical reviewer di la mia menopausa. Isabel è impegnata nella promozione della salute e del benessere femminile attraverso un’assistenza professionale, personalizzata e centrata sulla persona. La sua area di competenza è la salute della donna lungo tutto l’arco di vita: ginecologia e ostetricia, menopausa, salute intima e pavimento pelvico, promozione della salute ed educazione scientifica. Collabora al progetto a titolo gratuito.

Italian Midwife | Women’s Health | Gynaecology & Obstetrics | Health & Science

Ultimo controllo: aprile 2026 · Prossima revisione prevista: ottobre 2027 (o in caso di aggiornamenti rilevanti delle linee guida NICE NG23, NAMS, IMS o delle raccomandazioni SIGO)