Cos’è la perimenopausa

In sintesi

  • La perimenopausa è la fase di transizione in cui le ovaie riducono progressivamente l’attività ormonale.
  • Può iniziare anche 10 anni prima dell’ultima mestruazione — tipicamente tra i 40 e i 50 anni.
  • I sintomi più comuni sono cambiamenti del ciclo, vampate, disturbi del sonno, variazioni dell’umore.
  • Non è una malattia e non c’è un test unico per “diagnosticarla”: si riconosce principalmente dai sintomi.
  • Molti sintomi sono gestibili — è utile parlarne con la ginecologa senza aspettare che passino da soli.

01 · Cosa è (e cosa non è)

Una transizione, non un evento

La perimenopausa è la fase della vita in cui il corpo si prepara alla menopausa. Il nome stesso lo dice: peri- significa “intorno a”, quindi il periodo intorno alla menopausa. Non è un evento che accade in un giorno, ma un processo che può durare anni, caratterizzato da cambiamenti graduali nell’attività ormonale delle ovaie.

Una confusione comune è pensare che perimenopausa e menopausa siano la stessa cosa. Non lo sono. La menopausa in senso stretto è il momento dell’ultima mestruazione — si certifica solo retrospettivamente, dopo 12 mesi consecutivi senza ciclo. Tutto quello che viene prima, con i suoi sintomi e cambiamenti, è perimenopausa. Dopo i 12 mesi, si parla di post-menopausa.

NICE NG23
“La perimenopausa è caratterizzata da cicli mestruali irregolari e sintomi vasomotori, che possono precedere di diversi anni l’ultima mestruazione. La diagnosi è basata sulla valutazione clinica, non sugli esami ormonali.”
Fonte: Linee guida NICE NG23 — Menopause: identification and management (aggiornamento novembre 2024). NICE è il National Institute for Health and Care Excellence del Regno Unito, ente di riferimento internazionale per la produzione di linee guida basata su fonti scientifiche.
Leggi il testo completo su nice.org.uk

02 · Quando inizia

Tipicamente tra i 40 e i 50 anni

L’età media di inizio della perimenopausa in Italia è intorno ai 45-47 anni, ma c’è grande variabilità individuale. Alcune donne iniziano a notare cambiamenti già a 40 anni, altre non sperimentano sintomi evidenti fino a dopo i 50. La genetica conta: spesso l’età di inizio della perimenopausa è simile a quella della madre o delle sorelle maggiori.

Se i sintomi iniziano prima dei 40 anni, si parla di Insufficienza Ovarica Prematura (POI, Premature Ovarian Insufficiency), una condizione distinta che riguarda circa l’1% delle donne e che merita una valutazione clinica dedicata. Clinicamente può essere utile distinguere, in questa fascia, la POI da altre cause di ciclo alterato legate a stile di vita (sport intenso, restrizione alimentare, stress elevato) — sono quadri diversi, con percorsi diagnostici diversi.

Fattori che anticipano la menopausa — cosa dice l’evidenza

Alcuni fattori possono anticipare l’inizio della perimenopausa rispetto alla media genetica familiare:

  • Fumo: anticipa la menopausa mediamente di 1-3 anni. L’effetto è dose-dipendente (più si fuma, maggiore l’anticipo) e si osserva anche nelle ex-fumatrici, seppure in modo meno marcato.
  • Chirurgia pelvica: l’asportazione parziale o totale delle ovaie comporta menopausa immediata. L’isterectomia senza rimozione ovaie può anticipare la menopausa di circa 2 anni, probabilmente per alterazioni vascolari ovariche.
  • Chemioterapia e radioterapia pelvica: possono accelerare l’esaurimento ovarico. L’impatto dipende da farmaco, dose, età al trattamento.
  • Indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index) molto basso (sotto 18,5): associato a menopausa leggermente anticipata in alcuni studi.
  • Autoimmunità tiroidea e altre condizioni autoimmuni: possono associarsi a POI in alcuni casi.

Fattori che invece tendono a ritardare leggermente l’inizio: gravidanze multiple, allattamento prolungato, uso prolungato di contraccezione ormonale, BMI elevato.

03 · Come si manifesta

I segnali più comuni

I sintomi della perimenopausa sono numerosi e molto variabili da donna a donna. Alcune passano attraverso la transizione quasi senza accorgersene; altre sperimentano sintomi intensi che impattano la vita quotidiana. Non c’è un “modo giusto” di vivere questa fase.

Per aiutare a quantificare l’impatto dei sintomi esiste uno strumento standardizzato: la Menopause Rating Scale (MRS), questionario di 11 item ampiamente validato e utilizzato anche in Italia, che misura severità su una scala 0-4 — dal sintomo assente (non mi riguarda) al sintomo molto severo (invalida o impossibilita la vita quotidiana). Il questionario di orientamento di la mia menopausa si ispira a questo approccio.

Cambiamenti del ciclo mestruale

Il primo segnale, spesso, riguarda il ciclo stesso: cicli più corti o più lunghi, flusso più abbondante o più scarso, cicli saltati. Questo riflette il fatto che l’ovulazione diventa irregolare. I cambiamenti non sono lineari — possono alternarsi mesi “normali” con mesi anomali, e questo è fisiologico.

Riconoscere i segni di ovulazione in perimenopausa

In questa fase non tutti i cicli sono accompagnati da ovulazione — alcuni mesi l’ovulazione avviene regolarmente, altri no. Imparare a riconoscerne i segnali è utile sia per capire il proprio corpo sia per valutare la fertilità residua (rilevante se si desidera evitare o cercare una gravidanza).

  • Muco cervicale: nei giorni intorno all’ovulazione diventa più abbondante, trasparente ed elastico — una consistenza paragonabile all’albume d’uovo. Nei giorni successivi torna denso o scompare. È il segnale più specifico fra i tre.
  • Dolore ovulatorio (Mittelschmerz, letteralmente “dolore di mezzo”): una fitta o tensione lieve su un fianco del basso addome, della durata di poche ore fino a un paio di giorni, che spesso si alterna di lato da un mese all’altro. Non tutte le donne lo avvertono; chi lo sperimenta lo riconosce in modo abbastanza chiaro.
  • Sintomi della fase luteale (quelli classicamente detti “premestruali”): tensione mammaria, gonfiore, variazioni lievi dell’umore che compaiono nella seconda metà del ciclo. La loro presenza è un indizio indiretto che l’ovulazione è avvenuta — nei cicli anovulatori tendono a mancare o a essere molto attenuati.

Questi segni hanno valore orientativo, non diagnostico: non sostituiscono una valutazione clinica e non servono a datare con precisione il momento dell’ovulazione. Sono però uno strumento utile di auto-conoscenza, soprattutto in una fase in cui il calendario mestruale smette di essere un riferimento affidabile. Per un’osservazione più sistematica si possono affiancare app di tracciamento del ciclo e, in alcuni casi, la rilevazione della temperatura basale (BBT, Basal Body Temperature), che si alza leggermente dopo l’ovulazione per effetto del progesterone.

Sintomi vasomotori (vampate e sudorazioni)

Le vampate di calore sono probabilmente il sintomo più associato alla menopausa nell’immaginario comune, ma possono comparire già in perimenopausa. Si presentano come improvvise sensazioni di calore al viso, collo e petto, spesso accompagnate da sudorazione e talvolta da rossore visibile. La durata va da pochi secondi a qualche minuto.

Le sudorazioni notturne sono la versione “notturna” delle vampate. Possono impattare pesantemente il sonno: la donna si sveglia bagnata, deve cambiarsi, fatica a riaddormentarsi. Il risultato è stanchezza diurna cronica, che a sua volta influenza umore e concentrazione.

Non tutte le donne sperimentano sintomi vasomotori: circa il 20% delle donne li ha in forma così leggera da non notarli, oppure non li ha affatto.

Il meccanismo fisiopatologico delle vampate

Le vampate non sono “un capriccio ormonale” ma hanno una base fisiopatologica precisa. Il termostato interno del corpo risiede nell’ipotalamo, e in particolare in un piccolo gruppo di neuroni chiamati “KNDy” (kisspeptina-neurokinina B-dinorfina). Questi neuroni sono modulati dagli estrogeni.

Quando i livelli di estrogeni oscillano (come accade in perimenopausa), i neuroni KNDy diventano iperattivi e restringono la “zona termica neutra” del corpo — quell’intervallo di temperatura in cui non si avverte né caldo né freddo. Il risultato: anche piccole variazioni termiche innescano la risposta di raffreddamento (vasodilatazione, sudorazione), che si manifesta come vampata.

La comprensione di questo meccanismo ha portato allo sviluppo di farmaci non ormonali specifici per le vampate, come il fezolinetant (antagonista del recettore NK3R, approvato negli USA nel 2023). Sono opzioni per chi non può assumere ormoni.

Sonno e umore

I disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, insonnia terminale) sono molto comuni. Possono essere secondari alle sudorazioni notturne, ma anche indipendenti — riflettono cambiamenti ormonali che influenzano direttamente l’architettura del sonno.

Le variazioni dell’umore comprendono irritabilità, ansia, calo del tono dell’umore, maggiore reattività emotiva. Non sono “tutto nella testa” — riflettono cambiamenti ormonali reali che influenzano neurotrasmettitori come serotonina, noradrenalina, GABA. Per alcune donne i sintomi somigliano a una sindrome premestruale amplificata; per altre possono configurare veri episodi depressivi che richiedono attenzione clinica.

Altri sintomi meno riconosciuti

Alcuni sintomi sono meno “tipici” nell’immaginario collettivo ma comunque documentati:

  • Brain fog (offuscamento cognitivo): difficoltà di concentrazione, sensazione di avere “la testa tra le nuvole”, problemi di memoria a breve termine. È temporaneo e generalmente reversibile.
  • Dolori articolari diffusi, spesso mattutini. Associati probabilmente al calo estrogenico che influenza tessuti connettivi.
  • Secchezza di pelle, occhi, mucose. I primi segnali a livello genitale possono essere leggera secchezza vaginale e fastidio, che in post-menopausa possono configurare la Sindrome Genito-urinaria della Menopausa (GSM, Genitourinary Syndrome of Menopause) — un insieme di sintomi vaginali, vulvari e urinari legati al calo estrogenico, approfondito nella pillar sulla post-menopausa.
  • Modifiche del desiderio sessuale — non per forza calo, talvolta aumento variabile. Risente sia dei fattori fisici (secchezza, fatica) che emotivi.
  • Aumento di peso, in particolare addominale. La distribuzione del grasso cambia anche a parità di calorie assunte.

Ti riconosci in questi sintomi?

Il questionario di orientamento può aiutarti a capire in che fase sei e cosa valutare con la tua ginecologa.

Fai il questionario

04 · Cosa cambia nel corpo

Il meccanismo ormonale, in breve

Le ovaie, nelle donne in età fertile, producono estrogeni e progesterone in cicli regolari. In perimenopausa queste ovaie iniziano a “rispondere” in modo meno prevedibile agli ormoni ipofisari — l’ormone follicolo-stimolante (FSH, Follicle-Stimulating Hormone) e l’ormone luteinizzante (LH, Luteinizing Hormone). Il risultato: produzione di estrogeni altalenante — giorni con livelli alti, giorni con livelli bassi, spesso nella stessa settimana.

Questa variabilità, più che i livelli bassi in sé, è la causa principale dei sintomi perimenopausali. Quando invece i livelli si stabilizzano (bassi e costanti), si entra nella menopausa e nella fase post-menopausale, dove i sintomi cambiano natura.

Differenze tra perimenopausa, menopausa e post-menopausa

FaseCiclo mestrualeLivelli ormonaliSintomi tipici
PerimenopausaVariabile, saltuarioAltalenanti (alti e bassi)Vampate, disturbi sonno, umore, cambi del ciclo
MenopausaUltima mestruazioneIn calo verso stabilizzazionePicco sintomi vasomotori
Post-menopausaAssente da ≥12 mesiBassi e stabiliSecchezza intima, salute ossea

05 · Quanto dura

In media 4-8 anni, con grande variabilità

La durata della perimenopausa è molto variabile. In media dura circa 4-5 anni, ma può variare da pochi mesi fino a 10 anni in alcuni casi. Non è possibile prevedere con certezza quanto durerà nel caso specifico di una persona.

I numeri · SWAN study

Lo Study of Women’s Health Across the Nation (SWAN) è lo studio epidemiologico più grande sulla transizione menopausale. Ha seguito 1.449 donne americane di diverse etnie per oltre 15 anni.

4 anni
durata mediana
2–8 anni
intervallo interquartile (IQR)
47 anni
età mediana di inizio

Il 25% delle donne vive una perimenopausa di meno di 2 anni; il 25% di più di 8 anni. L’età mediana di inizio (47 anni) è coerente con i dati italiani 45-47.

Fonte: Harlow SD et al., The Menopausal Transition and Menopause and Their Relation to Physical and Mental Health, SWAN study.

Alcuni fattori possono influenzare la durata, anche se la scienza su questo è meno precisa di quanto si dica comunemente: genetica (il peso della familiarità è significativo), fumo (tendenzialmente anticipa la fine), chirurgia pelvica o chemioterapia (possono accelerare il processo). Anche il BMI e l’attività fisica hanno un ruolo, anche se meno studiato.

06 · Cosa puoi fare

Ci sono più opzioni di quello che pensi

Molte donne pensano che in perimenopausa “si debba solo aspettare che passi”. È un’idea diffusa ma non del tutto corretta. Ci sono diverse cose da valutare con la propria ginecologa, anche se si è “solo in perimenopausa”:

  • Monitoraggio e ascolto dei sintomi: tenere un diario dei sintomi per 2-3 cicli aiuta a capire cosa è davvero “nuovo” e cosa è impattante. Ci sono app specifiche che aiutano a tracciare.
  • Terapia ormonale della menopausa (TOS, Terapia Ormonale Sostitutiva — internazionalmente Menopausal Hormone Therapy, MHT): non solo per post-menopausa — è indicata anche in perimenopausa se i sintomi sono moderati-severi. Le linee guida internazionali (NICE NG23, NAMS 2022) e quelle italiane (SIGO — Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) ne confermano l’utilità in questa fase. Approfondimento: la TOS spiegata semplice.
  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT, Cognitive Behavioural Therapy): aggiornamento importante delle linee guida NICE NG23 2024 — la CBT ha evidenza forte per ridurre frequenza e severità delle vampate e migliorare la qualità del sonno. È un’opzione validata, non un’alternativa “soft”.
  • Modifiche allo stile di vita: attività fisica regolare (aerobica + resistenza), gestione dello stress, qualità del sonno, alimentazione equilibrata. Non risolvono da sole, ma amplificano gli altri interventi.
  • Farmaci non ormonali specifici: per chi non può o non vuole TOS, esistono opzioni come SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, Selective Serotonin Reuptake Inhibitors) a basso dosaggio, gabapentin, e il nuovo fezolinetant (ancora non disponibile in Italia al 2026 ma in fase avanzata di approvazione).
  • Supporto per sintomi specifici: disturbi del sonno, secchezza vaginale e altri sintomi GSM, ansia — ciascuno ha opzioni dedicate, spesso gestibili separatamente.

07 · Domande frequenti

Posso ancora rimanere incinta in perimenopausa?

Sì, finché il ciclo non manca da almeno 12 mesi consecutivi la fertilità non è completamente azzerata. Molte gravidanze “a sorpresa” avvengono in perimenopausa proprio perché la donna pensa di non poter più concepire. Se si desidera evitare una gravidanza, è bene continuare con un metodo contraccettivo. Da notare: la contraccezione ormonale (pillola combinata, IUD ormonale) può anche aiutare a gestire alcuni sintomi perimenopausali.

Un esame del sangue può dirmi se sono in perimenopausa?

Non in modo univoco. I livelli di FSH possono essere utili in alcuni contesti, ma durante la perimenopausa oscillano così tanto da renderli poco affidabili su un singolo prelievo. In alcuni casi viene valutato anche l’AMH (ormone anti-mülleriano, Anti-Müllerian Hormone), che riflette la riserva ovarica ma non è predittivo su base individuale dell’età di menopausa. Per le donne over 45 con sintomi tipici, le linee guida NICE NG23 raccomandano esplicitamente di non fare esami ormonali e di valutare clinicamente la situazione. Gli esami hanno senso in casi specifici: donne sotto 45 anni con sintomi, sospetto di POI, sintomi atipici, valutazione per TOS.

Le vampate sono obbligatorie?

No. Circa il 20% delle donne non sperimenta vampate significative durante la transizione menopausale. Non avere vampate non significa “non essere in perimenopausa” — è semplicemente una delle tante variazioni individuali. Altri sintomi (cambiamenti del ciclo, sonno, umore) possono comparire anche senza vampate.

Quando è il caso di chiedere una visita?

Quando i sintomi impattano la qualità della vita (sonno, umore, lavoro, relazioni), quando compaiono sintomi atipici (sanguinamenti molto abbondanti o fuori ciclo, dolore pelvico persistente), o semplicemente quando si desidera capire meglio cosa sta succedendo e quali opzioni esistono. Non serve “aspettare che peggiori” — la perimenopausa non è una prova di resistenza.

I sintomi passeranno da soli?

La maggior parte dei sintomi vasomotori (vampate, sudorazioni) tende a ridursi gradualmente, spesso entro 4-7 anni dall’inizio, ma in alcuni casi persistono per 10+ anni anche in post-menopausa. Alcuni cambiamenti (sintomi GSM come secchezza vaginale, impatto su salute ossea) non si risolvono spontaneamente e anzi tendono a peggiorare dopo la menopausa se non trattati. Ecco perché “aspettare e vedere” non è sempre la strategia migliore.

Isabel Magnelli, ostetrica
Revisione clinica

Questo contenuto è stato revisionato clinicamente da Isabel Magnelli, ostetrica laureata e medical reviewer di la mia menopausa. Isabel è impegnata nella promozione della salute e del benessere femminile attraverso un’assistenza professionale, personalizzata e centrata sulla persona. La sua area di competenza è la salute della donna lungo tutto l’arco di vita: ginecologia e ostetricia, menopausa, salute intima e pavimento pelvico, promozione della salute ed educazione scientifica. Collabora al progetto a titolo gratuito.

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Ultimo controllo: aprile 2026 · Prossima revisione prevista: ottobre 2027 (o in caso di aggiornamenti rilevanti delle linee guida NICE NG23, NAMS o SIGO)

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Le informazioni di questa pagina sono a scopo orientativo e non sostituiscono il parere medico. La diagnosi e la gestione della perimenopausa richiedono una valutazione clinica individuale, che spetta alla tua ginecologa.